Ci sono momenti della storia in cui qualcosa si spezza — e non si spezza nelle istituzioni, nei trattati, nelle leggi: si spezza dentro l’uomo, a partire dal momento in cui l’Europa scopre che la ragione, da sola, non basta più, che esiste un luogo più profondo — il cuore — in cui si decidono il destino individuale e quello dei popoli.

Non è un semplice passaggio letterario. È una mutazione spirituale.

Con I dolori del giovane Werther e con Le ultime lettere di Jacopo Ortis entra in scena un giovane che non accetta il compromesso, che non sa vivere “umanamente”, cioè moderatamente; che non tollera l’ipocrisia del decoro, la prudenza calcolata, la misura borghese. 

È l’eroe romantico: fragile e assoluto, generoso e iracondo, assetato d’infinito e incapace di adattarsi. Un uomo che sente di essere nato per “alte e nobili cose”, ma che la storia condanna all’angustia, all’esilio, alla sconfitta.

Attorno a lui si apre la Natura — non come sfondo, ma come rivelazione. Davanti ai paesaggi di Caspar David Friedrich, l’uomo contempla l’infinito e vi si specchia. Il Sublime non è più una categoria estetica: è un’esperienza esistenziale. L’universo intero può raccogliersi nell’anima, e l’anima può tremare davanti all’ignoto.

Poi l’amore. Non sentimento regolato dall’etichetta, ma assoluto che divinizza e consuma. Dalla disperazione di Werther al sacrificio di Violetta nella La traviata — nata dalla Marguerite del romanzo La signora delle camelie —, l’amore diventa forza che eleva e distrugge, che chiede tutto, che non ammette mezze misure. Amare fino a morire. O trasformare la morte in sigillo di autenticità.

Podden och tillhörande omslagsbild på den här sidan tillhör Stefano D'Ambrosio. Innehållet i podden är skapat av Stefano D'Ambrosio och inte av, eller tillsammans med, Poddtoppen.