L’appuntamento di Appunti di Geopolitica con Stefano Feltri e Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.

Con l’aiuto di Giulia Shaughnessy, analista e operations manager del Centro Spykman, ogni settimana cercheremo di rispondere alle domande che tutti ci facciamo.

In questo episodio:

Vertice – Donald Trump e Xi Jinping arrivano al vertice in condizioni molto diverse: gli Stati Uniti sono indeboliti dalla perdita di credibilità e dalla crisi con l’Iran; la Cina appare invece rafforzata dagli errori americani e dalla propria immagine di attore più prevedibile.

Trump – La strategia americana verso la Cina resta ambigua: da un lato il contenimento commerciale, dall’altro l’idea di una spartizione del mondo in sfere d’influenza tra Stati Uniti, Cina e Russia. Questa oscillazione indebolisce Washington.

Cina – Pechino ragiona su tempi lunghi: Taiwan, il 2049, la proiezione marittima, la stabilità commerciale. Trump invece appare concentrato sul breve periodo e sulle elezioni di metà mandato.

Europa – L’Europa non può più considerarsi automaticamente allineata agli Stati Uniti contro la Cina. Se Washington e Pechino litigano, subisce l’instabilità; se trovano un’intesa, rischia di finire “sul menù”.

Transizione – La Cina è ormai indispensabile per la transizione ecologica: batterie, rinnovabili, elettrificazione, riduzione dei costi. Per l’Europa diventa difficile seguire la linea protezionista americana.

Taiwan – Taiwan è il perno della proiezione marittima cinese: controllarla significherebbe rompere la prima catena di isole che limita l’accesso di Pechino al Pacifico e all’Oceano Indiano.

Giappone – Il riarmo giapponese nasce dal timore che una Cina dominante su Taiwan possa controllare il Mar Cinese orientale. Il disimpegno americano spinge Tokyo a rafforzarsi.

Hormuz – Se l’Iran riuscisse a imporre un pedaggio sullo stretto di Hormuz, creerebbe un precedente globale per tutti i colli di bottiglia marittimi, da Malacca in poi.

Russia – Mosca continua a minacciare, ma appare debole. La parata per la vittoria sovietica e le tensioni con l’Armenia segnalano più difficoltà che forza.

Ucraina – La Russia non può davvero vincere, ma l’Ucraina difficilmente recupererà tutti i territori occupati. Un accordo richiederebbe un cambiamento politico o internazionale.

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