L’appuntamento di Appunti di Geopolitica è in diretta ogni martedì alle 17.30, con Manlio Graziano, analista geopolitico e direttore del Centro Spykman, per decodificare la crisi continua nella quale siamo immersi.
Subito dopo, ecco il video per il pubblico di Appunti.
In questa puntata possiamo contare sul contributo di Greta Cristini, analista geopolitica e repoter, tra i volti più noti dell’analisi geopolitica in tv, e curatrice su Substack della newsletter Extrema Ratio.
In questo episodio:
Iran – Donald Trump cerca una via d’uscita dalla crisi con Teheran, ma l’Iran si sente in posizione di forza. Ogni volta che sembra avvicinarsi un’intesa, falchi repubblicani o Israele alzano la posta e rendono più difficile chiudere il conflitto in modo dignitoso per Washington.
Netanyahu – Benjamin Netanyahu segue una propria agenda, non sempre coincidente con quella americana. La guerra in Libano gli serve a mantenere aperto il fronte militare e a ostacolare un accordo più ampio tra Stati Uniti e Iran.
Libano – Israele applica nel sud del Libano una tattica simile a quella usata a Gaza: bombardamenti sui villaggi sciiti, evacuazione della popolazione e costruzione di una zona cuscinetto. Il rischio è che il disarmo di Hezbollah passi attraverso una nuova guerra civile libanese.
Hezbollah – Hezbollah non è solo una milizia filo-iraniana, ma anche il principale partito della comunità sciita e un attore nazionale libanese. Trattare il futuro del Libano senza coinvolgerlo rende fragile qualunque cessate il fuoco.
Israele – La vera vulnerabilità israeliana è interna: consenso ancora possibile per Netanyahu, opposizione divisa, esercito sotto stress, riservisti logorati e conflitto aperto sulla leva degli ultraortodossi. La guerra esterna può trasformarsi in crisi civile interna.
Turchia – Ankara emerge come possibile nuovo nemico strategico nella narrativa israeliana, dopo l’Iran. Ma i canali con Israele non sono del tutto chiusi e la Turchia resta un attore troppo centrale, anche per Nato ed Europa, per essere trattata come un avversario qualunque.
Unifil – La missione Onu in Libano appare ormai svuotata: può mediare solo se le parti vogliono parlarsi. Se Israele e Hezbollah scelgono la guerra, i caschi blu non hanno né mandato né forza per incidere.
Metodo – L’analisi geopolitica deve tenere insieme l’albero e la foresta: il lavoro sul campo serve a capire il mosaico locale, ma senza una cornice più ampia si rischia di perdersi nel dettaglio. Solo collegando micro e macro si capisce il Medio Oriente.
Polarizzazione – Su Gaza e Israele il pubblico chiede spesso di schierarsi, ma l’analisi non coincide con la presa di posizione. Il compito è restituire complessità, anche quando questo scontenta chi cerca solo conferme.
Prossimi segnali – Le variabili da seguire sono la tenuta apparente del cessate il fuoco, Hormuz, la politica interna israeliana, le elezioni americane e israeliane, e soprattutto le conseguenze economiche: energia, voli, bollette e instabilità sociale possono cambiare il quadro più della diplomazia.
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