È il thriller di Dario Argento girato interamente a Torino, città molto amata dal regista. Presenta alcune analogie con un altro film girato nel capoluogo piemontese, Profondo rosso. In questo film, il regista torna alle sue origini riprendendo alcuni elementi caratteristici che nel tempo sono diventati un suo marchio di fabbrica. Gira a Torino, sceglie le musiche dei Goblin, sviluppa una storia basata su un assassino misterioso. Dora (Barbara Mautino) lavora in un bar e, quando è il momento di tornare a casa, dice alle amiche di non essere affatto impaurita dal nano assassino che sta mietendo vittime in città: “Tra migliaia di ragazze perché proprio me? Ci sono zero probabilità. E poi lo sapete: i giornali queste cose le montano sempre.” Siamo all’ex “Roll Play Café” in piazza Castello 117, oggi Librerie Coop. Il locale è stato completamente ristrutturato, ma la porta della cucina o spogliatoio da cui escono Dora e le colleghe è la stessa! La scala a chiocciola che portava al piano terra (nel film posta esattamente di fronte alla porta) è stata tolta e sostituita da pavimentazione. Inoltre la parete a vetri che dà sui portici con le volte di Piazza Castello è stata coperta da pareti di espositori per libri! Dora intanto, convinta di non essere nelle mire del killer, torna a casa tranquilla, dove avrà una brutta sorpresa: qualcuno pare attenderla fuori del portone. All’inizio è solo un’ombra, ma passa un attimo e l’ombra si materializza nell’assassino.

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