Termoli, questo nome che pare germogli: sul litorale adriatico un promontorio che doveva sorgere dal pianoro molisano con uno scatto improvviso, e ora da lontano neppure ci se ne accorge, separato com'è dalla forte edilizia che lo sviluppo industriale gli ha creato intorno. Certo, tutto non si può avere e bisogna pur vivere. Ma il piccolo e aereo nucleo della città vecchia è ancora rimasto abbastanza la sua effige di borgo di pescatori, contenuto dagli altri bastioni su un mare tenue, limpido e di qua e di là a perdita d'occhio. All'ingresso di questa che è una vera città murata c'è il castello Svevo, che di svevo ha ormai solo il mastio, come un rigido gabinetto bianco sulla cima: che si aspetta ad abbattere quella sconcezza? Le altre quattro torri del castello sono tonde, invece che quadrate, e affondano nelle fiancate come un imbuto nel collo di una damigiana; due palme alte e svelte agitano i ventagli contro le mura.
Viaggi, saggi e paesaggi, gente, anche, famosa o comune, usi e costumi, sentimenti e ragionamenti. Visite in luoghi ancora intatti e superbamente restaurati, o nostalgia per incanti evocati e scomparsi, violati da cementi infami. Dagli anni ‘50 agli anni ‘80 Cesare Brandi ha annotato in occasioni diverse le sue impressioni e considerazioni sull'arte e sull'ambiente in Italia.
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