Queste placide rive dell'Arno, trasformate in passeggio, anche se ormai vi trascorre un traffico infernale, sono forse della sembianza di Firenze l'immagine più viva e accattivante, il luogo dove ad un tratto dalle sue vie nobili e grigie, la città si apre all'immaginazione lungo un fiume che è più un letto di un fiume che un fiume, ma a che saggi accorgimenti di dire hanno trasformato quasi in un lago, a meno che la furia degli elementi non lo facciano divenire un terribile gorgo alluvionale. Ma quando è così tranquillo e sereno, azzurro più del cielo, bordato di verde, riesce a comunicare una pace rara, il congedo dei dolori quotidiani, e la nostra vita fruisce appena come la sua pura acqua fra le dighe che lo fanno sembrare tanto largo. Nessun fiume è simile a questo, anche se sia più grande, più ricco d'acqua, più maestoso.
Viaggi, saggi e paesaggi, gente, anche, famosa o comune, usi e costumi, sentimenti e ragionamenti. Visite in luoghi ancora intatti e superbamente restaurati, o nostalgia per incanti evocati e scomparsi, violati da cementi infami. Dagli anni ‘50 agli anni ‘80 Cesare Brandi ha annotato in occasioni diverse le sue impressioni e considerazioni sull'arte e sull'ambiente in Italia.
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