L'italiano medio spende millequattrocentocinquantadue euro l'anno in abbonamenti digitali — più di un iPhone nuovo — e ne sottostima il numero del trentacinque percento.
La Gen Z pensava di aver trovato il trucco: abbonati, guarda, cancella.
Ma le piattaforme hanno progettato ogni passaggio del percorso di cancellazione per scoraggiarti.
Si chiama dark pattern ed è design intenzionalmente ostile: due tap per entrare, sei schermate per uscire.
Dietro c'è la psicologia dello status quo bias e un mercato da cinquecento miliardi che guadagna più dall'inerzia dei clienti che dalla loro soddisfazione.
L'Unione Europea lo ha reso illegale, ma le multe sono troppo basse per cambiare qualcosa.
Il punto è questo:
Più della metà degli italiani paga almeno un abbonamento che non usa — non per scelta, ma perché cancellare richiede più fatica di quanto sembri valere
Le piattaforme non temono chi cancella, temono chi non si iscrive: il mese gratuito è un investimento con un ritorno del settecento percento
Il costo reale non è solo economico — è spazio mentale occupato da decisioni che continui a rimandare
La legge europea dice che cancellare deve essere facile quanto iscriversi, ma l'applicazione resta lenta e le sanzioni irrisorie
Fonti e approfondimenti
Mastercard — Subscription Economy Italia (indagine ottobre 2025)
Digital Services Act — Regolamento UE sui servizi digitali
Ricerche su status quo bias e decision fatigue in psicologia comportamentale
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