L’ordine mondiale sta davvero cambiando — e chi sta guadagnando da questa trasformazione?
In questo episodio analizziamo un settembre 2026 segnato da tensioni geopolitiche, nuove strategie economiche e crisi sempre più difficili da isolare: dalla guerra tra Russia e Ucraina allo scontro tra Stati Uniti e Iran, dall’avanzata cinese nei mercati globali alla crisi dell’industria automobilistica europea, fino agli effetti del cambiamento climatico sull’economia italiana.
Partiamo dall’Ucraina, dove i segnali diplomatici convivono con un’intensificazione della guerra a distanza. Attacchi con droni, infrastrutture strategiche e navi mercantili mostrano come il conflitto stia evolvendo verso una guerra sempre più tecnologica, mentre Kyiv consolida una vera e propria industria dei droni. Dietro le dichiarazioni ufficiali, intanto, proseguono i tentativi diplomatici di evitare un ulteriore allargamento del conflitto.
Il Medio Oriente racconta un’altra forma di instabilità. Il confronto tra Donald Trump e l’Iran continua a ruotare attorno allo Stretto di Hormuz, uno dei punti più strategici per il commercio mondiale del petrolio. Ma tra dichiarazioni politiche, movimenti delle petroliere, attacchi alle basi americane e conseguenze sui prezzi dell’energia emerge una distanza sempre più evidente tra la narrativa della vittoria e la realtà sul terreno.
In questo nuovo equilibrio globale cresce anche il peso della Cina. La visita di Xi Jinping in Egitto conferma l'ambizione di Pechino di trasformare investimenti, tecnologia, infrastrutture e controllo delle rotte commerciali in strumenti di influenza geopolitica. Il Canale di Suez diventa così uno dei tasselli di una competizione che non riguarda più soltanto Washington e Pechino, ma anche il futuro dell'ordine economico internazionale.
In Italia, il caso Roberto Vannacci e la nascita di Futuro Nazionale aprono invece un fronte delicato per la politica e la sicurezza nazionale. Le indagini sul movimento, il dibattito sull'influenza russa e le tensioni all'interno delle Forze Armate mettono alla prova la posizione atlantista del Governo Meloni e mostrano quanto la guerra dell'informazione sia ormai parte integrante dello scontro politico.
Sul piano economico, analizziamo poi un fenomeno apparentemente contraddittorio: mentre l'instabilità globale aumenta, Piazza Affari continua a registrare risultati record. Banche ed energia trainano il FTSE Mib, con società come Saipem che beneficiano indirettamente della volatilità dei mercati energetici. Allo stesso tempo, il trasferimento di parte delle riserve auree olandesi da New York a Londra riapre una questione strategica: dove devono essere custoditi gli asset di una banca centrale in un mondo sempre più frammentato?
E mentre la finanza italiana sorprende, l'industria europea affronta una delle sue crisi più profonde. Volkswagen annuncia una ristrutturazione pesante, mentre al Salone di Torino i produttori cinesi guadagnano spazio e quote di mercato. BYD, Chery e Dongfeng rappresentano il simbolo di una trasformazione che costringe l'automotive europeo a confrontarsi con costi, tecnologia e velocità di innovazione difficili da sostenere.
Infine, il clima entra sempre più direttamente nei conti dell'economia reale. Il superamento della soglia di 1,5°C sembra ormai inevitabile, mentre El Niño potrebbe spingere ulteriormente le temperature nel 2027. In Italia gli effetti sono già visibili nell'agricoltura, con miliardi di euro di danni e forti cali nelle produzioni di mais, soia e pomodoro. 
Parleremo anche della crisi della scuola e del paradosso di un sistema con sempre meno studenti ma ancora centinaia di migliaia di supplenze, delle nuove rotte migratorie verso le Canarie e Ceuta e dell'operazione "Master", che ha riportato alla luce lo sfruttamento dei braccianti agricoli e il ruolo della 'ndrangheta nella gestione del lavoro e della regolarizzazione.
Un episodio per capire come guerra, energia, tecnologia, finanza, industria e clima stiano convergendo in un'unica grande trasformazione geopolitica — e perché le decisioni prese oggi da Stati Uniti, Cina, Russia ed Europa potrebbero ridisegnare gli equilibri economici dei prossimi anni. 

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