La democrazia europea sta davvero diventando più fragile?
In questo episodio analizziamo le fratture che stanno mettendo alla prova la resilienza dell’Europa: dall’ascesa dell’AfD in Germania alla guerra ibrida russa, dalla competizione per le risorse strategiche dell’Artico alla crescita economica europea, fino all’inflazione che colpisce soprattutto le famiglie più vulnerabili e alla fuga dei giovani talenti italiani.
Partiamo dalla Germania, dove il risultato dell’AfD in Sassonia-Anhalt riapre una questione decisiva per il futuro della democrazia liberale: quanto può ancora funzionare il cosiddetto “cordone sanitario” quando l’estrema destra conquista un consenso sempre più ampio? Dietro il voto emergono profonde fratture generazionali, sociali e territoriali, ma anche il risentimento di una parte dell’ex Germania Est e la percezione di essere stata marginalizzata dal modello economico occidentale. Una vulnerabilità che la Russia può sfruttare attraverso propaganda, identità e operazioni di guerra ibrida.
Lo sguardo si allarga poi alla geopolitica. Il rafforzamento dell’asse tra Russia e Corea del Nord, il nuovo fronte strategico dell’Artico e la competizione per le terre rare della Groenlandia mostrano come materie prime, infrastrutture e tecnologia siano ormai strumenti centrali della sicurezza internazionale. Mentre in Ucraina alcuni partner storici di Mosca prendono le distanze dalla prosecuzione del conflitto, la Russia continua a puntare sui propri obiettivi militari.
Sul fronte economico, l’Europa sorprende con una crescita superiore alle attese, sostenuta dalle esportazioni e dall’occupazione. Ma dietro i numeri del PIL si nasconde un problema distributivo: energia e alimentari pesano molto di più sui redditi bassi, mentre la tecnologia produce una forma di “deflazione qualitativa” che non riesce a compensare la pressione sui beni essenziali. Da qui la necessità di interrogarsi sul ruolo delle rinnovabili non solo nella transizione energetica, ma anche come possibile politica anti-inflazionistica di lungo periodo.
In Italia, intanto, aumentano occupazione e gettito fiscale, ma emergono segnali di fragilità nel lavoro autonomo e soprattutto una nuova emergenza strategica: la fuga dei giovani laureati. Per ogni giovane proveniente da un’economia avanzata che arriva in Italia, sono 14,5 quelli che se ne vanno. Salari, meritocrazia e welfare diventano così parte della stessa questione: la capacità di un Paese di trattenere il proprio capitale umano.
Parleremo anche di politica industriale europea, del caso Saipem-Subsea 7 e della necessità di creare campioni capaci di competere con i grandi gruppi cinesi e americani. E ancora di clima, diritti e trasformazioni sociali: dai 75 giorni consecutivi sopra i 30°C registrati a Milano alle nuove mobilitazioni contro la violenza sulle donne, fino alle tensioni che attraversano i simboli e gli spazi pubblici europei.
Un episodio per capire perché la sicurezza dell’Europa non dipenda più soltanto dagli eserciti o dai confini, ma dalla solidità delle sue istituzioni, dalla capacità di ridurre le disuguaglianze, trattenere i talenti e costruire una vera autonomia industriale ed energetica.
Perché il vero campo di battaglia del 2026 potrebbe essere proprio questo: la capacità dell’Europa di difendere la propria democrazia dalle fragilità che nascono al suo interno. 

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