Oggi parleremo di un argomento molto attuale: il giardinoadattivo, un nuovo modo di pensare il verde non solo come decorazione, ma come risposta concreta al caldo, alla siccità, alla biodiversità e alla qualità della vita nelle nostre città.
Lo faremo attraverso due casi molto interessanti: i cortili scolastici trasformati in oasi climatiche a Parigi e i piccoli giardini di facciata nei Paesi Bassi. Perché, come vedremo, non esiste spazio troppo piccolo per generare vita.
Per molto tempo abbiamo chiesto ad un progettista di giardini che volevamo che il nostro giardino fosse bello.
Gli abbiamo chiesto di emozionarci, di accogliere, di rappresentare uno stile, una casa, una famiglia. Gli abbiamo chiesto fiori, ombra, profumi, ordine, prospettiva.
Oggi, però, questo non basta più.
Oggi ad un garden designer dobbiamo chiedere qualcosa in più: dobbiamo chiedere di progettare un giardino che deve aiutarci a vivere meglio in un clima che cambia. Che deve rinfrescare, assorbire l’acqua, ospitare vita, proteggere, creare relazioni.
Il giardino del futuro non sarà solo decorativo. Sarà adattivo.
E per capire cosa significa, oggi vi porto in due luoghi molto diversi tra loro: i cortili scolastici di Parigi e i piccoli giardini di facciata nei Paesi Bassi, ad Amsterdam e l’Aia.
Due mondi apparentemente lontani. Da una parte una grande capitale europea, densa, minerale, vulnerabile alle ondate di calore.
Dall’altra piccoli spazi verdi, spesso grandi poco più di un metro quadrato, ricavati davanti alle case, tra marciapiede e facciata. Eppure raccontano la stessa cosa: anche il più piccolo spazio verde, se progettato bene, può cambiare il modo in cui abitiamo la città.