Prima che il cuore diventasse un cursore
Da Nashville, città in cui la musica sembra nascere a ogni angolo di strada, arriva la voce di Paul Childers: chitarrista, cantautore e songwriter cresciuto tra blues, soul, rock e quella straordinaria tradizione musicale che ha reso la capitale del Tennessee uno dei luoghi simbolo della musica americana.
In questa intervista Paul Childers racconta la Nashville che lo ha formato: le chiese, i bar, gli studi di registrazione, gli incontri con altri musicisti e soprattutto quella cultura del suonare insieme che, secondo lui, trasforma la musica in qualcosa di più grande della somma delle singole persone.
Ma il viaggio parte da Nashville per arrivare a una domanda molto più universale.
Con il suo album Everything’s Computer, Childers riflette infatti sul rapporto tra esseri umani e tecnologia, sull’intelligenza artificiale, sulla creatività e su ciò che rischiamo di perdere mentre diventiamo sempre più connessi.
Ricorda gli anni ’90, quando una fotografia non veniva scattata pensando a un algoritmo e un tramonto poteva semplicemente essere guardato. Parla di un mondo in cui si viveva un momento sapendo che sarebbe passato, senza sentire il bisogno di trasformarlo immediatamente in qualcosa da mostrare agli altri.
E alla fine lascia un messaggio semplicissimo a chi lo ascolta dall’altra parte del mondo: cercare i momenti che ci fanno sentire vivi e continuare a metterli uno accanto all’altro.
Un’intervista da Nashville sulla musica, sull’intelligenza artificiale, sulla vita prima dei social e su quella piccola parte profondamente umana che nessun computer potrà mai sostituire.
Perché forse Everything’s Computer non è un disco sul futuro.
È un disco su tutto quello che rischiamo di dimenticare per arrivarci.