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Michele Riondino: «Io sono come Taranto: ho avuto, ma ho anche dato, fin troppo»

Dela

Ep. 156:

Arrivato nella Capitale per cercare casa, affittò un motorino davanti al Colosseo e si spinse fino a Porta Maggiore, ma alla vista degli alberi di via Casilina e della sopraelevata di San Lorenzo si spaventò a tal punto da fare subito retromarcia, per «non imbattermi nella periferia della periferia».

In questa intervista con Malcom Pagani, Michele Riondino esplora le sue origini e il suo viscerale legame con Taranto, una «città ostaggio» e prigioniera del ricatto occupazionale imposto dal complesso industriale dell'ex Ilva. Figlio di operai, l'attore e regista pugliese non risparmia critiche a un sistema che costringe i cittadini a scegliere tra salute e lavoro. Tra ricordi degli anni in Accademia a Roma, vissuti tra lo stupore di chi scopriva i teatri per la prima volta e il timore di diventare un attore «troppo impostato», Riondino racconta poi gli incontri che gli hanno cambiato la carriera e la vita: lo scontro-incontro liberatorio con Emma Dante, l'esordio al cinema grazie a Eleonora Giorgi e le chiacchierate con Andrea Camilleri. Oltre però a ripercorrere le delusioni e gli screzi di un mestiere complesso, Riondino racconta infine il suo ultimo film, ispirato al tragico errore giudiziario di Beniamino Zuncheddu. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

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