Nel settembre 1938, Benito Mussolini viene acclamato come l'uomo che è riuscito a mantenere la pace in Europa, scongiurando l'aggressività nazista.
Un anno dopo, il 1° settembre 1939, Adolf Hitler decide di attaccare la Polonia: inizia così la Seconda guerra mondiale. Mussolini viene informato dei piani di aggressione solo qualche giorno prima dell'inizio dell'invasione.
L'Italia del 1939 non è pronta per entrare in guerra, così Mussolini decide di dichiarare "la non belligeranza", un'espressione di comodo per mantenere l'alleanza con la Germania nazista ma evitare momentaneamente l'ingresso in battaglia. Il 10 giugno 1940, però, vista le rapide vittorie di Hitler, l'Italia viene trascinata dal Duce in guerra (anche se non è pronta).
Mussolini vuole combattere "una guerra parallela" a quella della Germania nazista, ma i suoi piani falliscono miseramente: l'esercito italiano viene respinto in Grecia e anche le colonie italiane in Africa vengono presto liberate.
Il Duce, in ogni caso, porta la guerra avanti, inviando a morire tantissimi soldati in Russia, pur di non ammettere la sconfitta e tirarsi indietro di fronte all'alleato tedesco. Fino a quando il 25 luglio 1943, saranno i gerarchi fascisti a mettere la parola "fine" al suo governo: al termine di una riunione speciale del Gran Consiglio del Fascismo, Mussolini viene destituito.
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