Yasmina Melaouah
"Ann d'Inghilterra"
Julia Deck
Edizioni Adelphi
www.adelphi.it

Tradurre una madre. Yasmina Melaouah e Ann d’Inghilterra.

Quando un libro vince un premio, i riflettori cadono sull’autore. Il Posto delle Parole questa volta ha scelto di guardare dall’altra parte, verso chi quel libro l’ha fatto arrivare a noi parola per parola. Il 17 ottobre, ad Alba, Ann d’Inghilterra di Julia Deck (Adelphi) ha vinto la XVI edizione del Premio Lattes Grinzane. La voce italiana di quelle pagine è di Yasmina Melaouah, ed è con lei che abbiamo parlato.
Per Il Posto delle Parole, Julia Deck non è un nome nuovo. Prima di questo libro, i suoi romanzi erano arrivati in Italia anche grazie a Prehistorica Editore, che ha pubblicato Sigma nel 2022 e Proprietà privata nel 2025, nella collana Ombre lunghe. Sono due libri molto diversi da Ann d’Inghilterra. Sigma è un thriller sul potere e sul controllo dell’arte; Proprietà privata è una satira feroce della vita di quartiere e del desiderio di proteggersi dagli altri. Entrambi sono stati raccontati nel nostro podcast. Ritrovare oggi l’autrice premiata con il suo libro più intimo significa chiudere un cerchio, e aprirne un altro attraverso la voce di chi l’ha tradotta.

Melaouah non è una presenza qualsiasi nella cinquina del Lattes. Tra i cinque finalisti scelti dalla giuria presieduta da Loredana Lipperini, due libri portavano la sua firma: quello di Deck e Disertare di Mathias Énard (e/o). Sono due scrittori lontanissimi per ritmo e respiro, passati dalla stessa mano. È un dettaglio che dice molto su cosa significhi tradurre a questo livello. Non si tratta di applicare un proprio stile, ma di cambiare pelle da un libro all’altro: la frase lunga e stratificata di Énard da una parte, la scrittura asciutta e precisa di Deck dall’altra.

Del romanzo basta un accenno. Julia Deck racconta la madre Ann, inglese trapiantata in Francia, dopo che un’emorragia cerebrale l’ha lasciata quasi senza parole. Accanto alla cronaca della malattia ricostruisce la sua vita e insegue un segreto di famiglia. Proprio qui comincia la sfida della traduttrice, perché Ann d’Inghilterra è un libro fatto di lingue che si sfiorano senza toccarsi. Ann è un’inglese che vive in francese; la figlia è una scrittrice francese con una madre inglese; l’unico terreno comune tra loro è stata la letteratura. Portare tutto questo in italiano significa lavorare su tre lingue alla volta.
La conversazione entra nel laboratorio della traduzione. Come si conserva l’estraneità di un personaggio quando la sua lingua scompare nel passaggio a un’altra? Che cosa si fa delle parole inglesi lasciate a vista nel testo francese? Come si tengono insieme il presente secco dell’ospedale e il passo quasi ottocentesco della biografia? E poi le scelte minute, quelle che il lettore non vede: un incipit da non sciogliere troppo presto, un termine della burocrazia sanitaria francese, un titolo che in italiano suona diverso dall’originale.
Sullo sfondo resta una domanda sul mestiere stesso. Melaouah ha attraversato Pennac e Flaubert, Camus ed Énard, e sostiene che ogni traduzione sia sempre una prima traduzione. Che cosa insegna allora un libro in cui una figlia prova a tradurre la madre e scopre quanto resta intraducibile? È, in fondo, anche il lavoro di chi traduce: abitare la lingua di un altro, sapendo che una parte resterà sempre fuori portata.
Il premio, organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes e intitolato a Mario Lattes, mette in gara autori italiani e stranieri. In un riconoscimento così, il lavoro del traduttore è parte del libro premiato, e la giuria lo ha ricordato nella sua motivazione. Questa conversazione prova a restituirgli il posto che merita.



Yasmina Melaouah
Traduttrice letteraria dal francese, insegna traduzione alla Scuola Civica Interpreti e Traduttori di Milano. Ha tradotto l’intera opera di Daniel Pennac. È sua la voce italiana di Laurent Mauvignier, di Mathias Énard e di gran parte dei libri di Atiq Rahimi, oltre a opere di Tahar Ben Jelloun, Fred Vargas, Andreï Makine, Olivier Rolin, Yasmina Khadra e Kamel Daoud. Tra i classici ha tradotto Colette, Camus, Saint-Exupéry, Simenon e Alain-Fournier, e per Bompiani ha firmato una nuova traduzione de L’educazione sentimentale di Flaubert. Tiene lezioni e laboratori sul mestiere del tradurre, con particolare attenzione al rischio di “normalizzare” la voce degli autori stranieri.


Julia Deck
Nata a Parigi nel 1974, da padre francese e madre inglese, si è fatta conoscere con cinque romanzi pubblicati dalle Éditions de Minuit. Sono libri dalla scrittura precisa e dallo sguardo ironico sulla società contemporanea, da Viviane Élisabeth Fauville (2012), uscito in Italia da Adelphi, a Monument national (2022). Prehistorica Editore ha pubblicato in italiano Sigma (2022, traduzione di Lorenza Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco) e Proprietà privata (2025, traduzione di Francesca Scala e Lorenza Di Lella). Con Ann d’Inghilterra, uscito in Francia nel 2024 per Seuil, è passata al racconto autobiografico: il libro ha vinto il Prix Médicis 2024 e il Premio Lattes Grinzane 2026.



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