Un cavo sottomarino da centinaia di milioni deve arrivare a Freshwater West, in Galles. Sulla spiaggia, però, dal 2010 c’è una “tomba” improvvisata: una pietra dipinta con scritto “Here lies Dobby, a free elf”, sassolini, calze lasciate dai fan. Non è un sito archeologico: è un memoriale nato attorno a un personaggio di Harry Potter e alla location usata per le riprese di una scena del film. Eppure quella storia produce telefonate, pressione reputazionale e un effetto concreto: il tracciato viene ripensato per evitare quel punto.
Il paradosso è che la deviazione porta il cavo vicino a tumuli dell’Età del Bronzo, con resti reali e 4.000 anni di storia, ma senza una trama condivisa: niente protagonista, niente “capitolo” da difendere, niente simboli quotidiani. Entra qui la teoria dell’“homo narrans” di Walter R. Fisher: crediamo e ci mobilitiamo più facilmente per narrazioni coerenti e familiari che per fatti nudi.
Morale operativa per tech, policy e comunicazione: i numeri non camminano da soli. Se qualcuno vince una battaglia pubblica “tecnica”, spesso sta solo raccontando meglio di te la storia sotto quei dati.
00:00 La tomba di Dobby 00:57 Il progetto Greenlink 01:50 Perché esplode la storia 02:27 Deviazione e costo reale 03:26 Fisher e l’homo narrans 04:16 Trama vs tumulo 06:11 Quando i dati non bastano 07:03 Governare le narrative
#Greenlink #Dobby #Storytelling
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