Gli israeliani sono chiamati il 27 ottobre al rinnovo del Parlamento ma anche a esprimersi per la prima volta dopo tre anni drammatici. Se riconfermato, il premier uscente Benjamin Netanyahu promette di continuare con la sua strategia di guerra permanete, contro i palestinesi e contro i Paesi vicini. Lo sfidante Gadi Eisenkot non è meno muscolare, spiega il corrispondente da Gerusalemme Davide Frattini, ma lascia trasparire una disponibilità alla ripresa dei negoziati. Il capo del governo stavolta "rischia di perdere tutto", ragiona Esther Solomon, editorialista del quotidiano israeliano Haaretz: non è in gioco solo la sua strategia ma pure la sua libertà, perché c'è un processo per corruzione ad attenderlo. Un'eventuale sconfitta dell'ultradestra di Netanyahu potrebbe mettere un freno all'aggressività dei coloni in Cisgiordania, osserva Anna Momigliano della Redazione Esteri del Corriere, esperta di Israele, anche solo per una ragione pragmatica: le forze destinate per proteggere gli insediamenti Eisenkot vorrebbe destinarle altrove.
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