Marco Filoni "La Russia e l'Occidente" Fëdor Tjutčev Adelphi www.adelphi.it
Un libro che parla di geopolitica molto prima che questa avesse un nome – indispensabile per capire la Russia di oggi alla luce di quella di quasi due secoli fa.
A cura di Marco Filoni Con un saggio di Massimo Cacciari
«Per la prima volta in Europa si levò la voce ferma e coraggiosa dell’opinione pubblica russa». Con queste lapidarie parole lo scrittore Ivan Sergeevič Aksakov accolse una serie di articoli apparsi in Germania e in Francia sul finire degli anni Quaranta dell’Ottocento e destinati a suscitare una vasta eco in Occidente. L’autore di quelle pagine anonime, che osavano rivolgersi all’Europa con inaudita libertà e dignità, era Fëdor Tjutčev. Diplomatico, poeta ammirato da Puškin e da Turgenev, da Dostoevskij e da Tolstoj, uomo di grandi vizi e virtù, Tjutčev era animato da un entusiasmo senza limiti per la sua Russia, che – credeva fermamente – sarebbe diventata un grande impero, capace di unire tutti i popoli slavi di fede ortodossa. Ancora oggi, se si vogliono comprendere le mire espansionistiche di quel paese, è agli scritti politici di Tjutčev che occorre volgere lo sguardo. Fra le sue «intuizioni storiche» – come le definisce il teologo Georgij Florovskij –, spiccano l’agonia della civiltà occidentale, la questione romana e il Papato, il ruolo della censura e dell’autocrazia zarista, fino alla previsione di una catastrofica guerra che l’Occidente avrebbe scatenato contro la Russia uscendone sconfitto, e che avrebbe segnato l’inizio di un nuovo capitolo della Storia. Temi, come salta agli occhi, di bruciante attualità.
Appartenente a una famiglia dell’aristocrazia moscovita, Fëdor Ivanovič Tjutčev (1803-1873) fu diplomatico oltre che eminente poeta, e dopo aver iniziato la carriera nel Collegio degli Affari esteri di Pietroburgo operò come incaricato speciale a Monaco di Baviera – dove frequentò Heine, Schelling e gli ambienti del Romanticismo tedesco – e a Torino, dove visse dal 1837 al 1839. Nel 1836 alcune sue liriche furono pubblicate dalla rivista di Puškin «Il contemporaneo», suscitando i primi, ampi consensi. Nel 1844 tornò definitivamente in Russia, mentre la sua fama di poeta cresceva dopo i riconoscimenti tributatigli da Turgenev, Fet, Dobroljubov.
Marco Filoni insegna filosofia politica all’Università Link di Roma. Ha insegnato e svolto ricerca al Politecnico di Milano, all’Istituto di Studi Superiori dell’Università di Bologna e all’École Normale Supérieure di Parigi. Nel 2022 è stato nominato titolare del programma di ricerca Éclaireurs della Fondation Robert de Sorbon di Parigi. Tra i suoi libri: Anatomia di un assedio. La paura nella città (Skira 2019); L’azione politica del filosofo. La vita e il pensiero di Alexandre Kojève (Bollati Boringhieri 2021); Il calcolo della paura (Einaudi 2021); Lineamenti di una fenomenologia del diritto (Marsilio 2024).
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